I Tarocchi
Una scommessa al limite tra pittura, ricerca interiore, archetipi che ha coinvolto Susanna Viale come artista e Maurizio Carlo Cusani
come ricercatore e storico. Per iniziare leggete prima un po' di storia qui.

IL BAGATTO

olio su tela
100 x 150

Un giovane sta ritto dietro un tavolo a 4 gambe di cui una è sempre nascosta. Sul tavolo ci sono oggetti, i quattro semi delle carte: COPPE (il SAPERE), la SPADA (l'OSARE), il BASTONE (il VOLERE), i DENARI (il TACERE). Questi quattro oggetti rappresentano le virtù che il Bagatto deve conoscere ed interiorizzare.
Il cappello a lemnisco indica anche l’infinito viaggio delle anime.
Il bagatto è l’intermediario fra terra e cielo, è la condizione dell’anima che entra in un corpo umano.
A metà fra gli affari materiali e le istanze celesti. Ecco perché indica con una mano il terreno e con l’altra tiene una bacchetta verso l’alto che lo lega al cielo. Tutto ciò che in alto è come tutto ciò che è in basso. Ha in sé anche qualcosa di maschile e femminile al tempo stesso, cioè le due polarità indicate dalle palline blu e rossa della bacchetta, che si rivedono anche nel cappello.
Il rosso è fuoco, yang, maschile, l’azzurro è cielo, yin, femminile.
È la prima lama, l’inizio di un nuovo ciclo.
È l’archetipo del mago, dell’illusionista, di colui che giocherà nella pura illusione.
Il bagatto inizia il suo processo di realizzazione del sé che trascende l’ego.
L’abito del bagatto, multicolore perché tale è il mondo epifenomenico, Questo bagatto ha uno spirito mercuriale, spirito imprigionato nella materia e i 4 elementi sono aria, acqua, terra e fuoco.

LA PAPESSA

olio su tela
100 x 150

È una donna maestosa, seduta, che tiene sulle ginocchia un libro parzialmente celato. È la sacerdotessa del mistero. È l’archetipo della vergine. È la forza passiva che recepisce lo Spirito divino. La papessa simboleggia l’archetipo che relaziona l’anima all’inconscio collettivo.
Solo la donna ha la capacità creativa di creare carne, il figlio, nel segreto del suo ventre.
La papessa è in realtà Iside, Ishtar, Astarte, la sacerdotessa, il femminile misterioso.
Doppia polarità maschile e femminile nelle due colonne sono anche le due colonne del tempio di Salomone, quella rossa è quella maschile, e colonna azzurra è quella femminile. Ma è anche la dualità interno-esterno dell’essere umano perché le colonne fanno entrare nel tempio.
Il libro è celato, ma può essere aperto se la papessa consegna le chiavi una d’oro e l’altra d’argento al richiedente. Quella d’oro, simbolo della ragione, è connessa con il sole, e quella d’argento è simbolo dell’intuizione, la luna, la creatività. Quindi per entrare nel libro dei segreti bisogna unire una stretta logica razionale all’intuito e all’immaginazione.
La papessa è seduta su una sfinge ma è lei stessa una sfinge.
Il pavimento è a quadri neri e bianchi come nelle camere massoniche.
Sulla corona vi è il simbolo di Iside e delle fasi lunari,le fasi della luna regolano le nascite, le crescite e la decadenza.
La tiara sul capo indica il dominio sui tre mondi: celeste, terrestre e infernale.
È la lama della conoscenza intuitiva ma anche la natura pericolosa della conoscenza segreta.
Una donna vestita da papa è un sacrilegio e un attacco verso l’ordine costituito e al tempo stesso rappresenta progresso e libertà.

L'IMPERATRICE

olio su tela
100 x 150

Una donna giovane, materna, seduta. È vestita di rosso (maschile) e azzurro (femminile).
È l’archetipo della madre, potente e onnisciente della Grande Madre, Demetra o Cerere, la dea dei misteri eleusini.
Mentre la papessa è l’aspetto intellettuale e intuitivo del principio femminile (con la saggezza nascosta), l’imperatrice è un corpo femminile pronto all’amore e alla maternità, con comprensione umana e sensualità. È il mondo vegetale pronto a rigenerarsi e a rigenerare.
La luna sotto il piede è il serpente schiacciato dalla Vergine.
Lo scettro è d’oro e sormontata da una croce greca d’oro e nel suo scudo c’è un’aquila bianca e questi sono tutti segni di connessione spirituale.
L’imperatrice agisce più per intuizione che per razionalità Anche lo scettro è tenuto in modo leggero in mano perché il suo dominio è flessibile perché è un dominio del cuore e non della mente.
La tunica azzurra evidenzia la sua forza spirituale che agisce sulla materia rossa nella gonna e nel la corona. Anche le ali hanno il colore della materia ma con le ali può raggiungere l’assoluto.
Lo scettro domina su tre mondi: il cielo, la terra e il mondo intermedio,globo e croce dominano sullo scettro perché lo spirito domina la materia. Lo scudo è simbolo della difesa razionale e dentro l’aquila maschio. È l’azione. La donna in azione.

L'IMPERATORE

olio su tela
100 x 150

È un uomo barbuto dall’aspetto regale su una pietra cubica ,massonica, blocco tagliato da una squadra. È rappresentato con le gambe incrociate per significare il suo potere sui quattro elementi e infatti siede sul cubo che rappresenta il mondo terreno con i 4 elementi.
Si notino come ancora il rosso maschile e l’azzurro femminile si concentrino come colori dominanti nelle vesti dell’imperatore.
L’aquila nera è simbolo dello spirito penetrato nella materia. Il cubo d’oro è la trasformazione alchemica compiuta dal piombo in oro tramite la pietra filosofale. L’anima è imprigionata nel corpo.
È l’archetipo del padre, potente e onnisciente. Dopo il mondo non verbale, intuitivo e ciclico del femminile, qui inizia il mondo maschile del razionale, del controllo e della conquista. Qui inizia il mondo archetipo del maschile.
Ma l’imperatore siede in modo elastico e tranquillo e ci mostra un suo lato perché non è in difesa, conscio della sua forza. Non ha armi e non scudi. Il suo elmetto corona è elegante. La sua mano destra è forte e tiene lo scettro ma la sua mano sinistra è femminile. La destra ha conquistato, la sinistra è tenera. È la transizione dal mondo matriarcale a quello patriarcale che è presente nella vita di tutti noi.
Il globo del mondo che egli regge nella mano sinistra è il simbolo dell'Anima del Mondo, entità grazie alla quale si compiono tutti i miracoli della natura e dell'arte.
Lo scettro è rappresentato da un triangolo rovesciato che rappresenta l'anima mentre una croce che lo sovrastasse ne farebbe il simbolo del compimento della grande opera.

IL PAPA

olio su tela
100 x 150

Il papa è il contraltare della papessa. Mentre la papessa era l’intelligenza intuitiva (cervello destro), qui c’è l’intelligenza logica e analitica (cervello sinistro) cioè la benedizione della conoscenza razionale e autoritaria.
È la volontà buona verso il miglioramento spirituale.
È l’archetipo del potere più forte di quello paterno, spirituale, infallibile, il guru, il maestro.
Il papa è sovrumano oltre le persone inginocchiate che benedice. Egli è il pontefice, il ponte di unione. E in questo rappresenta anche la psiche che ci porta all’anima.
I suoi guanti bianchi indicano che le sue mani, pure, non si contaminano mai. I guanti portano una croce azzurra ciascuno colore dell’anima e della fedeltà. L’azione del papa si svolge su tre piani: quella della sua tiara (diadema) e della sua croce a tre livelli e il tre delle dita.
La croce è triplice per ricordare la trinità che è cattolica ma anche indù (e la legge del tre).
E tre gli stadi della corona in capo.
Il papa è di fronte a due figure: triplice manifestazione delle cose nascoste (padre, figlio e spirito santo, come nella triade indù), come la croce tripla della sua tiara e il segno del tre con le dita.
La croce tripla è la croce di S. Giorgio, croce dei Templari.
Domina su tre livelli: fisico, intellettuale e spirituale.
Le due colonne sono la colpa e il merito, ognuno di noi dondola sull’altalena fra questi due pilastri.

GLI AMANTI

olio su tela
100 x 150

È il dilemma delle due vie: amor sacro o amor profano?
Esprime una prova da superare,ci sono due strade che si dividono.
Si mette lui stesso in gioco fra i suoi desideri e le sue aspirazioni, fra l’ego e qualcosa in sé di più elevato.
Qui la figura umana al centro del problema è molto ordinaria e umana. È l’ego giovane e vigoroso che si trova ad affrontare i comuni problemi della vita. Nella simbologia dei sogni le figure femminili, come qui, sottendono le emozioni, mentre la figura maschile è l’aspetto intellettuale e lo spirito.
Il colore dell’abito è verde per indicare sensibilità e rosso per l’attività.
La ribellione fa parte della crescita ma poi bisogna imparare a saper scegliere fra i raggi del sole e Amore che in cielo scocca una freccia di purezza per cercare di colpire il giovane ,ma sembra non aver ancora colto la giusta mira.
La donna alla sua destra è regale , è l’amore coniugale affettivo , ragionato, più spirituale,la donna nuda alla sua sinistra è l’eros e la passione più a contatto con l’energia della terra.

IL CARRO

olio su tela
100 x 150

“L’io procede nel carro del corpo, l’intelletto è l’auriga dai piedi ben saldi, la mente discorsiva sono le redini, i sensi sono i cavalli e gli oggetti del desiderio sono le strade. Quando l’io è congiunto al corpo, alla mente e ai sensi Egli soltanto se ne allieta. Ma quando un uomo manca di costanza è incapace di controllare la propria mente, i suoi sensi sono cavalli indomabili. Ma se un uomo costante controlla la propria mente, i cavalli sono domati… Colui che assegna al suo intelletto il compito di tenere le redini della mente giunge al termine del viaggio e vi trova lo spirito di ogni cosa”.
I due cavalli rappresentano le due tendenze, quella animale e quella spirituale dell’uomo. Il cavallo bianco simboleggia le buone volontà costruttive che aspirano al bene generale, realizzato pacificamente senza scosse. Quello nero freme d'impazienza, e tira a sinistra con veemenza; i suoi sforzi minacciano di trascinare il carro nel fosso ma, in realtà, riescono soltanto a stimolare il cavallo bianco, costretto a tirare più forte dalla sua parte.  I 4 sostegni del baldacchino sono i 4 elementi e quindi benchè l’auriga sia sotto il riparo delle regioni astrali,o meglio sotto le loro influenze, egli dipende dai 4 sostegni elementi della terra. E il carro è un cubo simboleggiante la terra (lo stesso cubo su cui sedeva l’imperatore). Il corpo cubico del Carro corrisponde anche al supporto invisibile di ciò che è visibile. La sua natura eterea si afferma grazie al globo alato degli egiziani, che decora la parte frontale del veicolo. La corona dell’auriga è dotata da stelle per indicare il suo rapporto con i regni superiori ma sulle spalle ci sono le lune ad indicare la presenza anche di regni sotterranei. Infatti, nella cosmologia cinese l’universo è come un carro coperto da un baldacchino di stelle con la terra quadrata e il cielo circolare che la ricopre. Sostenuto da 4 pilastri. È anche il carro trionfale dell’antimonio cioè l’anima intellettuale. I tre pentagrammi splendono sul suo capo perché è l’uomo superiore, l’Hermete tre volte grande. In molti mazzi, sul carro, è incisa la sigla SM (sua maestà).  Il carro ha le ruote storte e rosse, in un andamento erratico, di color carne, esse rappresentano l'ardore vitale mantenuto dal movimento. È il veicolo di carne dell’anima durante la sua incarnazione o meglio reincarnazione. Ha scettro e corona d’oro e quindi regna sul mondo fisico, intellettivo e spirituale.

LA GIUSTIZIA

olio su tela
100 x 150

Un detto alchemico afferma che l’equilibrio è alla base del Grande Lavoro, cioè quello su di sé.
Giustizia è l’equilibrio della lotta incessante fra l’uomo e la natura, fra il bene e il male.
La spada sottolinea sempre il potere analitico e penetrante della mente ma la spada rivolta dritta verso l’alto indica che la mente deve sempre rivolta verso i regni superiori. La giustizia della legge del Karma è inesorabile.
Una spada che recida il presente dal passato.
Le tre catenelle indicano i tre livelli delle colonne esterne che stanno sotto quelle dell’equilibrio a separare le regioni dell’abisso da quelle della luce. Inoltre altro equilibrio di giustizia: il maschile e il femminile essendo la spada maschile e la bilancia femminile.
La Giustizia siede su un trono solido e stabile. La giustizia indossa un alto mantello azzurro indice di grande conoscenza ma deve agire sul momento con il rosso dell’abito, ma con i manicotti sono verde e giallo sensibilità e vitalità, perché si sta giudicando dei fatti della terra.
Spada è maschile, bilancia è femminile. Con la bilancia si pesa il giusto peso il che crea armonia. Il sopra ha bisogno del sotto, l’alto del basso e viceversa.

L'EREMITA

olio su tela
100 x 150

Con la luce della lanterna sfida il buio e stana la verità, smaschera l’interno delle cose.
Il lavoro alchemico dell’uomo deve essere umile, costante e silenzioso.
L’eremita non si accontenta dei risultati immediati ma lavora solo per il lungo periodo.
L’eremita è cieco o tiene gli occhi chiusi perché il suo cercare avviene tramite il terzo occhio. E lavora nell’invisibile per condizionare il visibile.
Una saggezza che è esperienza, luce un dono senza tempo come la luce nella nicchia della sua lampada. Egli tace, egli dona se stesso, vive nel silenzio e nella solitudine.
La lampada è simbolo della visione interiore del mistico.
La fiamma è la quintessenza dello spirito, infatti,e la fiamma è dentro la lampada, come il cuore nell’uomo.
La fiamma è protetta dalla lampada dagli elementi esterni e un vetro serve però anche per non abbagliare eccessivamente le persone che la incontrano. La fiamma deve essere ben controllata per poter essere usata, infatti altrimenti brucia.
Un piccolo drago che sembra condurlo lungo il cammino è vita e simbolo di rinnovamento e saggezza.
Il mantello è marrone per umiltà ma all’interno è foderato di azzurro-aria grande spiritualità.
Egli si dirige verso destra, anche se il suo fine è divino ed è legato al divino dalla fede e dal bastone.

LA RUOTA DELLA FORTUNA

olio su tela
100 x 150

È la ruota del samara, la ruota della vita e delle delle reincarnazioni. E quindi la ruota che è il sé, il nostro microcosmo, sorto da forze che si combattono fra loro, emergenti dall’acqua. Solo arrestando la ruota ci si può mettere in comunicazione con Dio. Questa ruota è anche un mandala, un cerchio che configura elementi simbologici complessi. La sfinge è in equilibrio relativamente precario alla sommità della ruota. La sfinge ha in sé i 4 segni fissi astrologici: Toro, Leone, Scorpione e Acquario. Essa rappresenta il principio di equilibrio e di fissità per assicurare la stabilità delle forme individuali. I colori della Sfinge corrispondono agli elementi: testa rossa = fuoco; ali azzurre = aria; petto e zampe anteriori verdi = acqua; posteriore nero = terra. 
La sfinge è umana nel volto e nel seno; ha le ali d'aquila, le zampe da leone ed i fianchi di toro. In lei si ritrovano gli animali della visione di Ezechiele che sono diventati i simboli dei quattro evangelisti: uomo (Matteo), toro (Luca), leone (Marco), aquila (Giovanni). Rispetto al Capricorno e ad Anubi, che corrispondono astronomicamente ai solstizi, la sfinge occupa il posto della bilancia zodiacale, retta dalla Giustizia. È in opposizione con i serpenti che trasformano in caduceo il supporto della ruota della fortuna. Questi rettili simboleggiano il risveglio della vitalità in primavera. Severa, placida, enigmatica, la sfinge rimane padrona del suo segreto: la Sfinge impugna la spada della Giustizia. In lei la faccia è umana, le ali dell’aquila, le zampe del leone, e i fianchi del toro. La sfinge è il simbolo regale di potenza faraonica, consapevole della mutevolezza della condizione umana e della sua inconoscibilità. La Sfinge, azzurra, spirituale, ha il dominio su di sé e infatti porta la corona. Altre due figure animalesche spesso ma non sempre scimmiesche, sono collocate alle estremità opposte del diametro orizzontale della ruota: una sta salendo mentre l’altra sta scendendo mentre la ruota gira anche se nulla sta ad indicare che la manovella sia mossa da qualche agente esterno. L’animale a destra che sale è Anubi, il cane dorato, positivo, è in ascesa, che accompagna le anime dorato, positivo, e quello che scende a sinistra è Tifone, il genio del male, serpentiforme. Questa ruota, poi, galleggia sull’acqua fangosa. Questa ruota ha il colore della carne perché gira nella materia. Tifone, dominato dagli istinti, scende nella materia, mentre Anubis dalla testa gialla, colore dell’intelligenza e della coscienza, ascende verso l’alto Sono così simboleggiate da una parte le energie benefiche e costruttive, che favoriscono la crescita dell'individuo e stimolano la sua irradiazione vitale, dall'altra gli agenti di distruzione ai quali l'essere vivente deve resistere. I due antagonisti raffigurano rispettivamente l'estate, il cui calore è favorevole alla vita, e l'inverno, che frena ed inibisce ogni forma di vita. La ruota del divenire fluttua sull'oceano oscuro della vita, sostenuta dagli alberi maestri di due imbarcazioni affiancate, una delle quali è rossa, l'altra verde. La loro forma ricorda la mezzaluna di Iside, la madre di tutti gli esseri. Da ogni imbarcazione si slancia un serpente: uno maschio, l'altra femmina. Essi corrispondono ai due ordini di correnti vitali, che sono positive o negative e si traducono in mobilità (rosso) e in sensibilità ( verde).

LA FORZA

olio su tela
100 x 150

Questa lama indica la forza di volontà, la forza spirituale e il coraggio morale. Questa non è una forza che si regge sulla spada ma sulla dolcezza. La forza è femminile perché è l’anima, mediatrice fra l’ego e la forza più primitiva della psiche. È simbolo della possibilità di poter dominare la propria natura Animale. Il leone è sacro al sole ed è legato al sole e i suoi raggi sono la criniera della fiera. Ed è giallo come il mondo materiale vinto dalla fanciulla. Simbolo anche di Artemide che protegge le fanciulle e allontana le fiere. Il lemniscus (il cappello) è un segno di affinità duali, di continuo movimento, di infinito, perché consapevole dell’eternità come nel bagatto. E il cui peplum (veste) è quello dell’universo che nasconde la dimensione spirituale dell’uomo. La vergine domina le forze bestiali con il rosso e l’azzuro, yang e yin, il fuoco e l’aria, ma in capo sensibilità e concretezza, acqua e terra,verde e giallo. La donna doma un leone mentre una colonna si spezza. La colonna spezzata fa pensare all’eroe biblico Sansone che, cieco, abbatte le colonne del tempio uccidendo i filistei.

L'APPESO

olio su tela
100 x 150

Essere appesi per un piede alla sbarra di un patibolo è l’antica punizione per i debitori. Infatti in alcuni mazzi escono soldi.
Qualunque sia la condizione umana, egli incontrerà il dolore. Bisogna saperlo trasformare in forza positiva.
Questo è il coraggio dell’appeso.
L’appeso ha una tunica rossa cioè lo yang (anche se in condizioni di immobilità) coadiuvato dalla pura volontà e dai sentimenti generosi.
I bottoni della tunica sono 9, numero dell’iniziazione.
È la carta dell’abnegazione, della morte a se stessi, della perfezione morale.
La testa e le braccia formano un triangolo. Le gambe incrociate dell’uomo indicano che i suoi piedi (radici) non si sono ancora liberati dai 4 elementi del mondo delle forme. E le gambe formano un 4.
Se, talvolta è imbronciato, capovolgendo la carta si vede un giovane uomo che danza una giga sorridendo.
L’appeso è impotente nel corpo perché ora la sua anima è libera.
L’appeso non è un credente cieco e passivo ma da saggio rinuncia alle vanità terrene e nemmeno si preoccupa più della salvezza individuale.
Ma come appeso è in scacco, il conscio sperimenta la stagnazione, un blocco, mentre l’inconscio ha raggiunto uno splendido equilibrio.
Fa pensare a riti iniziatici dolorosi per acquisire ruolo e conoscenza. Del resto l’idea dell’uomo che viene redento dalla sofferenza e il cui dolore serve anche a redimere gli altri è più antica del cristianesimo o di Odino o di Mitra.
Appeso a una corda come in tutte le tradizioni rappresenta il desiderio dell’ascesa. Corda che rappresenta l’unione del cielo con la terra. Gli alberi gialli sono le colonne del Tempio, mentre le 12 cicatrici arboree rosse sono i 12 segni zodiacali, le 12 ore e i 12 mesi.
I rami sono tagliati perché non possono più agire sull’appeso che sì è reso libero da loro e che ha assorbito la linfa degli alberi.
I denari ed i beni cadono dalle tasche ,cioè i beni materiali che svaniscono, il tempo che passa.

LA MORTE

olio su tela
100 x 150

È una carta molto dura. È difficile dover perdere il proprio ego. È segno della morte iniziatica e quindi inizio del rinnovamento. Lo scheletro ha ossa non veramente bianche ma rosate-gialle perché indica umanità, compassione. Le teste mantengono la loro espressione come se rimanessero vive. I volti non hanno perso la loro grazia e come le mani e i piedi sembrano stiano uscendo da terra. Le teste tagliate sono serene e sorridono perché sono recise dai legami materiali. Tutto cambia forma ma non può essere distrutto. È una carta di trasformazione e rinnovamento. Bisogna morire prima di morire, infatti. Iniziato del resto significa morituro. Ed è necessario morire durante la vita per vivere eternamente. Il vero saggio cerca di morire ogni giorno nelle sue vanità per vivere meglio. Non è necessario un ascetismo sterile ma è necessario morire a se stesso ogni giorno pur vivendo con gli altri. È l’opera in nero alchemica. Le teste recise guardano verso punti diversi perché nella morte si è soli. La morte è l’agente livellante ed è un monito per tutti del nostro eguale destino ed è simbolo inevitabile di trasformazione. La morte è la fase essenziale dell’iniziazione, perché bisogno morire a sé per avere nuova vita e l’iniziato è il morituro. Qui è tutto smembrato. Le vecchie idee (le teste), le vecchie azioni (mani), le vecchie abitudini (piedi) sono tagliati via. C’è un rinnovamento in corso. Ma è lento. Trasformazione lenta. È la fase alchemica della dissoluzione dell’umanità. Il falciare evidenzia la fatica del lavoro umano e l’apparente ingiustizia del suo compito che falcia tutti, coronati o no, giusti o ingiusti.

LA TEMPERANZA

olio su tela
100 x 150

Un’angelica figura alata versa il liquido da un vaso tenuto con la mano sinistra in un altro tenuto con la mano destra a una certa distanza del primo quasi come in un gioco da giocoliere. Sul capo c’è un emblema circolare unico o plurimo con piccoli cerchi contigui. Alcune piante isolate crescono al suolo attorno alla figura. Nulla deve essere stagnante. C’è un flusso continuo per mantenere la vita. La vita priva di movimento e cambiamento diventa sclerosi e morte. Al centro della fronte c’è un fiore rosso a cinque petali (la quintessenza). L’acqua viene da un’anfora di argento che simboleggia il mondo ricettivo, yin, lunare, immaginativo, per trasfonderlo in un’anfora d’oro, yang, mondo solare, ragione, la coscienza. Questa è l’acqua di vita che viene infusa nell’uomo affinché possa giungere al suo destino. Le due anfore, simboleggiano, quindi, la vita; il vaso che sta in basso, quello che riceve il liquido prezioso, è l’essere umano pieno di fede pronto a ricevere la luce dello Spirito che proviene dall’alto e lo inonda. Il gesto dalla mano sinistra a mano destra forma un arco, simbolo di ponte di unione. Sulla fronte c’è il terzo occhio. Questa lama è fondamentale perché inspirerà tutte le azioni seguenti. Siamo in presenza di un essere alato attraverso il quale si pratica il giusto equilibrio. Qui si deve creare la grande opera alchemica, riconciliando gli opposti. La temperanza è anche, quindi, il grande alchimista che inizia la grande opera. L’acqua purifica. Ne deriva il carattere sacro dell’acqua ed il suo ruolo nelle purificazioni iniziatiche. L’acqua ha un flusso serpentiforme e evoca il simbolo della kundalini e dell’ouroboros serpente che si autofeconda e si morde la coda in un movimento infinito. Anche i capelli azzurri introducono il concetto di un’evoluzione verso uno stato superiore. Il vestito è giallo e conferma l’aspetto solare. Temperanza significa moderazione in tutte le cose ed equilibrio come nel temperare una lama di acciaio, ma anche il continuo fluire della vita, il rinascere dopo la morte iniziatica e continuare a rivivere. Uomo d’esperienza e di studi, il nostro saggio si tiene lontano dalle suggestioni subite dalle folle; cerca la verità senza fretta, limitando il campo delle esplorazioni, poiché è ansioso di mantenersi nello stretto dominio del sapere umano. La sua riservatezza, attraverso la Temperanza, si traduce in moderazione. L’adepto che si è bagnato nel fluido travasato dall’Angelo solare non è più pervaso dalla febbre che assilla i comuni mortali. Morto alle ambizioni meschine, alle passioni egoistiche, indifferente alle miserie che lo minacciano, vive sereno nella dolce saggezza, indulgente alle debolezze altrui.

IL DIAVOLO

olio su tela
100 x 150

Ma un albero che cresce troppo senza avere sufficienti radici è facile che crolli al soffiare del vento. Questo è l’angelo maledetto. Lucifero. La libido troppo compressa si scatena e tutto viene perduto. Arroganza e orgoglio: questi i peccati che persero Lucifero e che possono perdere l’alchimista. Il diavolo impugna armi con disinvoltura e noncuranza che possono ferire anche se stesso. Lama XV in cui il braccio sinistro porta coagula e quello destro solvi cioè è la destra che scioglie, emette, irradia, mentre il sinistro capta, prende, coagula appunto. Il fuoco coagulato della torcia  carica l’operatore come una pila elettrica; ma non si produce alcun effetto fino a quando non vi è una scarica, detta anche SOLUZIONE. Rappresenta il Baphomet dei Templari, con testa e zampe di capro, seni e braccia da donna. La sua testa di capro, sormontata da corna simboleggia il fuoco, gli zoccoli la terra. Porta però all’estrema conseguenza il processo di individuazione e individualismo. Questa lama non indica il male personificato. Qui bisogna veramente correre il rischio di essere se stessi, altrimenti c’è la perdizione, la conoscenza del peccato, la discesa agli inferi di Gesù, l’attraversamento della prova. Perché questa lama evidenzia una prova che dobbiamo affrontare. Le corna sono segno di vanagloria ed eccesso come nella Bestia dell’Apocalisse. Le ali sono di pipistrello evocando entità sotterranee. Il demone è androgino in modo spiccato con attributi maschili e mammelle femminili. Il diavolo è palesamente androgino ed ermafrodita ma si tratta di una falsa integrazione fra maschile e femminile. C’è dualità, separazione. S’intuisce un concetto gnostico, duale manicheo in cui la carne è solo negatività. Il diavolo è la materia, la parte sessuale non spiritualizzata.  Egli utilizza alternativamente il diavoletto rosso e la diavoletta verde, che una corda lega all’anello d’oro fissato all’altare cubico su cui si erge Baphomet. Il piccolo satiro e la giovane faunessa rappresentano le polarizzazioni positiva e negativa del fluido universale neutro, o più esattamente androgino che caratterizza la sessualità del diavolo. Il diavoletto alza così la mano sinistra, sfiorando la coscia destra di Satana, per travasare da lui il fluido positivo, che trasmette alla diavoletta di sinistra attraverso il legame che li unisce. Questa faunessa verde ( colore di Venere) tocca con la destra lo zoccolo sinistro del diavolo, per restituirgli il fluido ricevuto in eccesso. Questo contatto stabilisce il circuito della schiavitù magica i cui agenti sono, da una parte l’orgoglio maschile, e, dall’altra la lascivia femminile. Viviamo il Demonio come una forza esterna a noi mentre invece è solo una forza interna a noi, che fa parte di noi. Altra ambiguità: Satana è l’avversario di Dio ma, al tempo stesso, è sotto la sua giurisdizione. La stessa ambiguità per la quale Dio crea l’albero del bene e del male e poi stimola in Adamo ed Eva la curiosità per esso, proibendone di mangiarne il frutto proibito. Del resto come dice il libro tibetano dei morti: l’inferno è nella nostra mente. Anche nel Vecchio Testamento il male è visto come un aspetto di Dio. Dio infatti dice di se stesso, nel libro di Isaia: Io creo la pace e creo il male: io, il Signore, faccio tutto questo. Le caratteristiche negative si evidenziano anche perché sulla fronte il demone porta un pentagramma (simbolo dell’uomo), rovesciato. In conclusione l’uomo deve conciliare la parte animale che ha in sé.

LA TORRE

olio su tela
100 x 150

Dopo Satana ecco la caduta dell’orgoglio e dell’arroganza: la lama della torre, schiantata da un fulmine o da una lingua di fuoco solare. La corona della torre si sgretola e viene scalzata. Viene in mente la torre di Babele. Il titolo francese è maison de dieu, cioè casa di Dio, cioè ospizio, ospedale, asilo. Altre carte indicano il termine “Il fulmine”. Del resto è proprio un fulmine che schianta la sommità merlata della solida torre dalla quale precipitano a capofitto due figure umane che perdono la corona. La Torre di solito presenta anteriormente tre aperture, una sopra le altre due. Foglie o monete o gettoni colorati cadono al suolo. Chiamata anche “Casa di Pluto” o “Casa del diavolo”. I mattoni sono di color carne perché la Torre è la società umana. Le aperture sono 4: 1 porta e 3 finestre e la terza illumina la parte superiore. A pianterreno la vista è più ampia: è il mondo normale. Al secondo piano le due finestre più alte della scienza e della filosofia ma solo al terzo piano della fede si accede ai mondi superiori. La luce del fulmine è troppo intensa e abbagliante e i nostri eroi non sono in grado di sopportarla. Solo al piano superiore c’è la fede e la speculazione astratta. La terrazza finale è spaziosa, preziosa e merlata d’oro le pietre preziose sono verdi e rosse. Il verde allude al sentimento mistico e il rosso all’azione, ma ergersi eccessivamente in alto porta alla rovina se non si è adeguatamente preparati. Tanto peggio per l’ambizioso o l’irragionevole.
La Torre ha 4 merli, simbolo della materia. Ma innalzarsi troppo è un rischio e la caduta può essere ancora più catastrofica nella tracotanza dell’intelletto e della conoscenza. Questa è la caduta dall’Eden. Dal cielo cadono palle colorate come quelle di un mago o un giocoliere. Perché tutto è nella mente del grande burattinaio che non appare mai nelle lame. Sono palle di tutti i colori segno della molteplicità del nostro mondo epifenomenico. La Torre è la rovina, la superbia punita, il fulmine, cioè la freccia del sagittario, la tensione spirituale che può rompere il patto con il diavolo, può uccidere il drago che è dentro di sé (il sagittario colpisce la sua coda!). I due personaggi subiscono il castigo della loro superbia. Uno mantiene la corona e sembra cadere bene. Ha colori discordanti ma cade a sinistra, il lato del cuore. Le energie spese della vita cadono come coriandoli o gettoni colorati. Di tutti i colori. È l’apprendista stregone che viene punito nel suo orgoglio. I due che cadono devono ricominciare una nuova vita ma forse sarà un carcere meno duro. Bisogna cadere per sapersi riprendere, toccare il fondo per essere illuminati, cadere per imparare a camminare e poi correre.

LE STELLE

olio su tela
100 x 150

Le stelle guidano il cammino dei viaggiatori, conducono i Magi a Betlemme e nelle stelle vediamo il destino del tempo e degli individui. Le stelle sono gli occhi del cielo e tutto vedono dall’alto. Ci sono 7 stelle a 8 raggi (4 stelle gialle e 3 azzurre) e sono disposte attorno all’ottava stella che ha 16 raggi e che unisce in sé gli opposti colori (stella doppia). La stella a sedici raggi corrisponde al sole o Venere e le 7 stelle alle Pleiadi. È l’albero del bene e del male che sta mettendo foglie, dopo la cacciata da Eden nella lama della Torre. La donna nuda fa pensare agli attributi di Venere, dea dell’amore e della bellezza. Ancora l’anfora d’oro e quella d’argento. Quella d’oro versa nell’acqua un liquido bollente.
Quella d’argento butta acqua fresca sulla terra arida e gialla. Sono le anfore della lama della temperanza. La farfalla è simbolo dell’anima immortale. In testi alchemici il grande Lavoro è descritto come una grande stella circondata dai sette pianeti dell’antichità. L’alchimista (e lo gnostico cristiano) crede nella salvezza ottenibile solo da un lavoro individuale a differenza del cattolico che crede nella grazia di Dio. Nell’idea alchemica la divinità è imprigionata in ogni corpo bruto e anche nell’uomo e va liberata attraverso una lotta interiore (Jihad islamica). Per Jung la salvezza, un po’ come negli alchimisti, giace nella profondità della psiche umana e ognuno deve cercare l’oro nascosto in sé, nella propria natura psico-fisica. Gli alchimisti sapevano che la legge dell’interno è eguale a quella dell’esterno e quella del basso eguale a quella dell’alto e proiettavano sull’esterno quello che non conoscevano entro di sé. La stella quindi è una tappa fondamentale nei termini del processo di individuazione junghiano. Con la lama delle stelle entra il Capricorno, l’esistenza ha trovato fondamento nell’essere, la nascita del divino nell’umano, l’incarnazione, la nascita e l’epifania di Gesù e di Dio. L’io finalmente scompare per fare posto al sé, al dio nell’io. È la realizzazione dell’alchimista, la trasmutazione. Il segno dei pesci domina il Giudizio e il Mondo. I pesci sono il contenuto dell’inconscio, qualcosa nel grembo. Qui si compie il ciclo della vita, fra i flutti dell’Oceano. È Venere, la purezza e la bellezza incorruttibile. E Venere è anche simile a una stella nel cielo. Del resto nell’antichità tutto verteva sul numero sacro 7 perché sette erano i pianeti che giravano attorno alla terra e sette gli dei, quindi, principali. Poi c’era la terra, naturalmente e l’ottavo cielo delle stelle fisse infinite. Il suo stato implica umiltà e infatti la figura è inginocchiata. Accanto anche un’acacia o mimosa del deserto che resiste strenuamente alla siccità e il cui verde nel giallo desertico la ha sempre trasformata in un simbolo di speranza e immortalità. Il piede poggia sull’acqua e non affonda. La donna versa l’acqua su un sogno. Temperanza è ora denudata perché non ha più. Questa acqua purifica e nutre l’umanità.

LA LUNA

olio su tela
100 x 150

La luna ha un aspetto femminile e indica lo stato dell’anima prima che Afrodite ne assuma il controllo,presentata in tutte le sue fasi perché è errabonda. Il gambero rosso simboleggia il fuoco interiore. Il cane bianco è simbolo di spiritualità mentre quello nero è simbolo dell’istinto terreno: sono i due cavalli di colore diverso del carro. La torre di sinistra è chiusa perché conserva meglio l’istinto mistico nel silenzio, mentre quella di destra è aperta per mantenere un equilibrio aperto degli istinti materiali. Siamo alla fine del nostro viaggio, ormai, ma la strada è ancora in salita e difficoltosa. Come nella lama delle stelle l’eroe è assente. Si vede il terreno su cui dovrà lavorare. Il suo ego, deve ancora uscire. E il suo subconscio non è ancora integrato. Procede a stento come un gambero, due passi avanti e uno indietro. Questo è il momento più cupo del suo viaggio. Sembra perso nel deserto e il cammino è ancora lungo e pieno di insidie. La meta s’intravede vagamente oltre l’orizzonte e le montagne. Ma l’eroe deve varcare le acque e attraversare il deserto ed evitare le bestie. Ancora il motivo gemellare delle due bestie e delle due torri. Bisogna farsi forza e arrancare in avanti. Con fede e con coraggio sotto la luce lunare. La luce lunare non consente di distinguere convenientemente i colori. È l’immaginazione che inganna che ci fa inciampare e commettere passi falsi. L’immaginazione viene prima della piena razionalità nel bambino ma se facciamo prevalere la falsa immaginazione otterremo risultati cattivi. Il terreno è brullo e accidentato, pieno di buche e tranelli e cadremo frequentemente sotto la falsa luce lunare. Trabocchetti e trappole sono un po’ ovunque. Ma chi non ha paura dei cani procede in mezzo a loro e lungo il sentiero e non si impaluda nella brughiera. Il gambero della palude (l’inconscio) comunque pur procedendo a stento è corazzato, pulisce e procede nel cammino. È rosso perché esprime attività e passione che lo possono portare alla meta. I due cani indicano che dobbiamo tenere controllati i nostri istinti che vanno addomesticati, è la libido, che va nutrita con le gocce di sensibilità e spiritualità celeste. Questo è il nostro profondo femminile e segreto e non compaiono per la prima e unica volta figure umane.